tomas naegerl - pesqueme  
 
 
 
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“ Pesquéme ”
Buenos Aires
Argentina 2005

Communication Sculpture for public space. (Centro Cultural Recoletta)

An aqua-dynamic form about 14m long, 3m high and 1,60m wide (see sketch).

A recording and a replay recorder are placed inside the object, furthermore a sound system, which repeats from the inside of the object. Beside there is a possibility to extract all data material at anytime for archiving intentions. The recording method is analogue (see sketch and plan), the archiving procedure will be digitally (DVD)

The skeletal structure is formed out of roundbar, with a diameter of 1,8cm – in moebius ties acting as an armature. The casing is mainly wrought out of engine hoods (welded and riveted), in order to reduce costs to a minimum. Co-operation Partner for instance VW / Wolfsburg / Germany.


Entrance upon a heritage
By using the form of a mammal an ancient symbol for dispersion is landed. For Argentina this object should stand out for identity, communication- and reflection base. Its receiving character is clarified through it s manners of recording and repeating the visitors mementoes. This unique possibility to place the personal memory upon the fishes recorder, a collective memory can be generated with continuity and enlarged consciousness. The participation of historical writers, poets and freedom fighters an object will be created with century old story telling. The poetic symbolism of eternal flow can be recovered within the personal intake of each visitor.
(1 visitor = 3 minutes; 1000 visitors = 3000 minutes displaced history)
This could be an actual and continuos reference for the Argentinean public.

Restoring yourself (Seek for identity)
By recording and performing the South American history – in special Argentina’s moved one, the public should be attracted to take part in temporary history, as well as past and present – by creating the future. The great facility in 21st century is to reconnect to a continent, which has been left by itself about a century ago. This installation can be seen as a tool where replenishing it s own history of the past centuries can be seen as a common challenge.

Truth




The feasibility of a manifold formation of opinion by heard and told stories animates the attendant to take part and create. The force colonisation of South America, especially Argentina and the one-way history archiving as well it s reception never created a possibility for an own reception of time and history. Toady’s communication and media diversity is a chance for South America to repeat occurrences and can develop a new form of understanding among people. Therefore a certain continuity and identity can be developed.



tomas naegerl 05

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elogio della balena




Della balena hanno parlato l’anonimo del libro di Giona, che era un ebreo del V secolo prima di Cristo, un secolo di sapienza, durante il quale vissero Pitagora, Confucio, Buddha Sakyamuni e Lao Tze; ne ha parlato Herman Melville, che sul finire del diciannovesimo secolo si imbarcò a Nantuckett su una nave baleniera, per raccontare una storia intorno all’oceano fatto di acqua e intorno all’oceano dell’uomo, fatto di acqua in massima parte e di mente in parte imponderabile. Melville dedicò un capitolo del suo romanzo ai nomi della balena e alla cetologia. Della balena, come sempre più ovvio appare a ciascuno, parla pure la cetologia, che è la branca della zoologia che studia i cetacei; ma prima di ogni altra cosa, per ciascuno di noi che vive, la balena è un simbolo, giacché la rarità di un’esperienza diretta della sua esistenza, come passare le dita della mano tra i fanoni della sua enorme bocca, sentire l’odore dell’acqua che sfiata dai suoi polmoni, o anche semplicemente avvistarla da un bastimento in navigazione, nonché l’irriducibile diversità della sua scelta per il mare, tutto ciò ci richiama ad una parte in ciascuno complementare e assente: l’interiore in ciò che è esterno. La balena attende da noi quello che di noi manca per dare inizio al viaggio, lungo il quale si arriva a diverse meraviglie, ovunque diversamente ci riconosciamo.
Attende e tace la balena, perché sa. La balena sa dove ha lasciato la sua voce, più a fondo che non giungano le pagine di newspapers, istant-books e reportages di viaggio, quando gli uomini le abbandonano, dopo rapida consultazione quotidiana e, affrettati alla navigazione, lasciano che affondino nell’acqua cupa, sotto la quale pure i più riflessivi tra quelli non scorgono se non la traccia di un senso perduto o ancora sconosciuto.
La balena sa che non è questione di arrivare in porto o di salpare, ma di mutare il viaggio e, quand’anche non sia possibile, mutare il senso, per orientarlo sulle vere tracce di ciò che si desidera, di mutare il senso dell’orientamento in fin dei conti, ed una buona volta. La balena ha capo e coda, nonché sentimento del mare. La balena tace perché sa e considera, in silenzio, quel che sa.
Nella balena coloro che vorranno ricostruire una memoria viva, un dialogo autentico tra gli uomini e la comunità delle loro menti, troveranno nuovi limiti e nuovi varchi oltre quelli, il senso di una comunità profonda quanto l’oceano che è in ciascuno. Inventiamo dunque il senso della balena, nella forma e nella materia dell’uomo.




17 ottobre 2005

Giancarlo Micheli